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Inauguro una nuova categoria: i Tweet, flash-post ispirati al famoso Social Network.
E quello di oggi è: “Odio lo spam! Visceralmente.”

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Fantaweb 2.0


Un’antologia di racconti di fantascienza scritti da lettori appassionati del genere, un libro nato su Anobii, il portale dei libri.
La prima idea venne abbozzata in uni dei tanti gruppi di discussione di quel social network, ormai 3 anni fa: Perché non pubblicare qualcosa di nostro? – così spesso nascono queste iniziative.
Allora il buon Gargaros (al secolo Matteo Ciccone) si propose come curatore e il processo venne avviato: raccolta e selezione degli scritti, editing, ricerca dell’editore, ulteriore scrematura… ed ecco ora uscire per Edizioni Della Vigna Fantaweb 2.0, n.10 della collana Fermenti (Brossurato, 184 pagine, 11,50 euro; versione elettronica in preparazione). Ed è bello ritrovare, una volta di più, qualche nome conosciuto con il quale ho già condiviso altre antologie e sul quale posso quindi garantire sulla qualità della scrittura.

Nota dell’Editore:
Internet: un luogo virtuale, quasi un non-luogo, ma ricco di fermenti e potenzialità. Dal ribollire di questo brodo elettronico di coltura (e di cultura), è scaturito un gruppo che si è lanciato nell’impresa di preparare un’antologia di fantascienza. Detto, fatto: ed ecco qui il risultato dei loro sforzi.
Racconti di fantascienza, anche se qualcuno è contaminato da altri generi, che affrontano vari argomenti: qualche autore ha preferito tematiche scientifiche/tecniche, qualche altro religiose; c’è chi si è occupato delle sorti ultime dell’Uomo, e chi si è spinto fino all’orrorifico.
Visioni ottimistiche e pessimistiche, scientifiche e umane, terrestri e aliene. Perché i gusti sono tanti, e tutti possano trovare in questo volume qualcosa di proprio gradimento.
Contiene i seguenti racconti:
Angelo Frascella – La vita in un segmento
Stefano Andrea Noventa – Alter ego
Francesco Cotrona – Habemus Messiam
Matteo Gambaro – Labirinti
Massimo Ferri – Teorema sinfonico
Emanuele Gabellini – Jack Farner
Alfredo Mogavero – Come scarabocchi su una lavagna
Andrea Viscusi – Il senso della vita
Patrizio Frosini – Albert
Daniele Picciuti – Il viaggiatore
Alberto Cecon – Dalla culla alla tomba

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Chi ha tempo non aspetti tempo

Ennesimo film di fantascienza alla ricerca nuove chiavi di lettura sul futuro umano.
Basato su un’idea carina ma che non suona poi così originale, In Time è forse più valido come film d’azione che di fantascienza e comunque non abbastanza di tutto: non abbastanza Il Mondo Nuovo, non abbastanza Wall Street, non abbastanza Bonnie&Clyde, eppure tutto questo mescolato insieme in un quadro generale comprensibile ma non del tutto convincente.
Il ghetto non è abbastanza malfamato come vorrebbero mostrarcelo, i quartieri alti non sono poi così esclusivi, i cattivi non troppo cattivi e la loro sconfitta è tanto prevedibile quanto il destino di coppia dei due protagonisti; persino il messaggio socio-morale insito nel film arriva allo spettatore un po’ fiacco e non vale un già citato Wall Street.
Resta un discreto film d’azione, dicevo, dove si spara e si corre e si trattiene il fiato a manciate di secondi: corrono i poveri e i ricchi, i leoni e le gazzelle, in questa savana un po’ laccata. E all’uscita dalla sala, mi resta una strana sensazione, che subito collego alla citazione da un altro film: “Non è importante che tu sei un crotalo o un pavone, l’importante è che se muori me lo dici prima” (Aldo in Così è la vita di Aldo, Giovanni e Giacomo).

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E poi ci cambiarono i classici

Insomma, nelle poche certezze che posso mai aver avuto in tema di letteratura, i cosiddetti classici sono sempre stati un punto fermo irremovibile, oltre che una mia piccola mancanza. Ogni tanto riaffiora in me (da sempre lettore di narrativa di genere) l’esigenza di colmare questa mancanza recuperando una di queste letture, come sto facendo in questo periodo con Il conte di Montecristo. Ma ieri, in volo da Monaco sopra le acque ghiacciate della laguna, l’occhio mi cadde su un titolo di giornale e scopro così per caso che Umberto Eco ha ridato alle stampe una versione riveduta e corretta de Il nome della rosa. Il sottotitolo lasciava intuire un taglio polemico al successivo articolo, ma la domanda che insorse in me è: sarà giusto? Un romanzo entrato nella storia della narrativa del 900, sarà ancora realmente nella piena disponibilità dell’autore? La proprietà intellettuale lo autorizza a modificarne un contenuto che, in qualche modo, fa ormai parte della collettività? Pongo domande e non affermazioni perché, nel caso specifico, non conosco la portata degli interventi di Eco al suo romanzo. In generale però, ho sempre considerato la pubblicazione come una sorta di atto di identità di un’opera, che supera in qualche modo la volontà di un’autore di disporne diversamente. Bisogna poi considerare anche la portata delle modifiche; ma il vero tema forse è l’adeguamento generazionale. Per quanto possa trovare faticoso un dialogo di un romanzo di Dumas padre, non per questo desidero leggerne una versione diversa e semplificata, che pure potrebbe forse rispondere ai gusti di un maggior numero di lettori. Il pericolo è che, con la scusante dei gusti commerciali, si vada a ritoccare stile e atmosfera dei grandi classici. Questa sarebbe, io credo, una scelta sbagliata.

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Underworld 4: un risveglio solo parzialmente riuscito

Il nuovo atteso capitolo della saga gotic-noir Underworld è finalmente sbarcato nei cinema italiani; vampiri e lycans tornano ad affrontarsi, ma bisogna subito dire che gli intenti iniziali (facilmente intuibili fin dai primi minuti del film) non sono stato del tutto realizzati.
L’incipit segue la formula iniziale dei precedenti film, dove la nostra Agente di Morte, protagonista e voce fuori campo, ripercorre le trame precedenti e integra il necessario per introdurre il nuovo capitolo.
Le basi che vengono gettate in questi primi minuti, danno però luogo ad una costruzione narrativa differente e si torna ai vecchi schemi di lotta fra le razze.
Le scelte del film non sono state nette, l’impressione è che si sia voluto dire troppo in troppo poco tempo (90 minuti sono davvero insoddisfacenti per i fan della saga) e così allo spettatore viene dato poco di tutto: poco intrigo, poco approfondimento della casata, poche atmosfere veramente suggestive, poco svolgimento nei nuovi avversari troppo velocemente liquidati.
I cammei con vecchi protagonisti e l’idea riguardante un nuovo personaggio (per altro più adatto ad un remake de L’esorcista che ad un nuovo Underworld) non bastano ad evitare un generale senso di insoddisfazione, dove solo l’occhio ne esce soddisfatto per il buon utilizzo degli effetti 3D, ma dove la fantasia non viene sufficientemente stimolata da idee o trame (si pensi, solo come esempio, al secondo capitolo, che per quanto complessivamente bruttino, era quantomeno molto vario di eventi e di ambientazioni).
Aspetteremo comunque l’uscita del quinto capitolo, inevitabile considerando il finale del film.

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Pubblicare con Mondadori

A partire dallo scorso 10 novembre, la Writer Magazine Italia ha aperto le selezioni per racconti da pubblicare nelle collane Mondadori: Giallo, Segretissimo e Urania.
Una grande occasione per chi aspira ad una crescita in ambito narrativo, stilistico e, perché no, anche di curriculum vitae.
Personalmente, l’iniziativa mi attira ma ancora non ho deciso se parteciparvi: in momenti di stress e scarsità di tempo, accavallare troppi progetti non è certo proficuo… ma è anche vero che il treno sta passando e corre veloce.
Per ora, quindi, mi limito a fare i complimenti grandi e sinceri ai 7 autori finora selezionati e mi ritaglio altro tempo per decidere, confidando fiducioso in una ispirazione fulminante.

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Paris, rive gauche

Imprevisti che obbligano a nuovi scorci.
Piccoli flash.
Un Doblò, pioggia fitta e leggera, un faro lontano nella notte: la Tour, buia, uno spillo dalla capocchia illuminata.
Vento caldo alla Rive Gauche: insegne luminose, libanese, giapponese, spagnolo, bistrot e bistrot, tetti spioventi e grattacieli.
Volti, voci, strade buie, umide, serrande abbassate, ombre raminghe, scarpe sul selciato, un’insegna, il buio… e ritorno.

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