Disturbing iLife

Non ci penso spesso, ma in seguito a un episodio capitatomi di recente, mi son chiesto se siamo tutti noi iNavigatori Socialnetworkiani un po’ convinti (come si dice lo siano i tossici all’inizio della loro dipendenza) che tutta questa iSocialita’ non ci riguardi piu’ di tanto, che sia solo un contorno per spezzare la quotidianita’ con pochi minuti di frizzante mi-faccio-i-fatti-tuoi. Insomma, di poterne uscire quando vogliamo.
Ma sara’ proprio vero?
Per alcuni pionieri, coraggiosi e sprovveduti feticisti della realta’-quella-vera, in effetti e’ cosi’: mollano, escono, fresano via il loro account per continuare a vivere la’ fuori, oltre il bordo vuoto dello schermo. Per chi resta, c’e’ solo il virus dei pensieri sciettici e sprezzanti: tutti ne siamo stati contaminati almeno una volta, reazione spontanea di difesa da chi scarica l’iBranco per la Real Life, anche se nessuno lo dice. Forse c’e’ persino un po’ di invidia di fondo, tipo “Ma come, tu hai cose da fare al di fuori dei Social Network? E io?
Forse sembrera’ uno scenario un po’ esagerato, che in fondo non ci riguarda. Ebbene, c’e’ un piccolo esperimento che ciascuno puo’ fare per vedere quanto iContaminata sia gia’ la propria mente. Basta andare sul proprio profilo e, semplicemente, iniziare a cancellare. Cancellare foto, cancellare post, spazzare via per sempre dalla realta’ virtuale quelle immagini che abbiamo condiviso perche’ simpatiche o pregne di sensibilita’ (ai nostri occhi), tutti quei gattini e pietanze e tramonti e gambe abbronzate, e tutti quei pensieri cosi’ spiritosi o profondi, illuminati, citazioni famose, citazioni banali, false citazioni, commenti sportivi triti e ritriti, sociopolitologia da osteria, critica medico-scientifica da flipper. Ebbene, via! Delete! Cosi’ a caso, per poi concentrarsi su quello che si prova emotivamente nel farlo e scoprire se davvero siamo di quelli che possono mollare quando vogliono.
A me e’ capitato di recente di condividere con entusiasmo un video in un gruppo chiuso di soli amici, senza rendermi conto di essere focalizzato piu’ sulla forma che sulla sostanza, per poi trovarmi a decidere di cancellarlo (a malincuore, pur sapendo di fare la cosa giusta) e scoprirmi depresso nel farlo. Era come se mi avessero tolto un incisivo sano: a me gli incisivi servono, per estetica e per mangiare. Ma quel video non e’ un incisivo sano, ne’ lo e’ (sana) in generale tutta la frenesia della condivisione, questa ricerca della micro-visibilita’ a momenti; quel video era (e’) la testimonianza privata di ricordi privati, che tali ora rimarranno (pur con grande riconoscenza verso chi ha partecipato nel farlo).
Ora forse dovrei farmi venire in mente una frase di chiusura brillante, che dia un messaggio di iSaggezza e quindi un senso a questo post, ma non mi viene nulla da dire piu’ di quanto abbia gia’ detto. E quindi solo buonanotte.

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